L’emigrazione ha sempre fatto parte dell’indole animale: quando le condizioni di vita nell’ambiente in cui si vive si fanno precarie l’essere vivente si sposta in un luogo favorevole all’insediamento della vita.
L’uomo, facendo parte del mondo animale, ha sviluppato un forte istinto alla sopravvivenza che lo ha portato a vere e proprie emigrazioni di massa, anche con risvolti storici, come per esempio la migrazione degli Italiani, soprattutto del Sud, verso l’America durante gli anni del dopoguerra.
In questa trattazione non si vuole però parlare d’emigrazione ma del fenomeno contrario: l’immigrazione, chiara conseguenza dell’emigrazione.
In Italia questo fenomeno dal punto di vista statistico ha giovato molto, perché grazie agli immigrati la popolazione del Bel Paese è cresciuta del 1% portandoci a quota cinquantasettemilioni.
Gli immigrati purtroppo pero non sono quasi sempre ben visti da nessuno: l’Italia terra, d’emigrazione, quella del Sud per eccellenza, ora si trova ad essere terra d’immigrazione, nei primi anni del dopoguerra la situazione economica italiana era molto precaria, la gente moriva di fame, e ha sostenuto le pene dell’inferno per trovare un lavoro, per trovare un mezzo di sostentamento. <<ed ora arrivano questi morti di fame per rubarci il lavoro!>> Se ne sentono molti commenti del genere purtroppo, e con questi commenti si sono sviluppate anche le prime forme di razzismo. Questa gente non comprende però che l’Italia è vista ora più che mai come l’America per gli africani, proprio come furono gli USA per i nostri nonni, e provano le stesse sensazioni dei nostri nonni, quando emigrarono in cerca di fortuna: il “sogno americano” lo chiamavano, ed ora è diventato il sogno italiano.
L’Italia e geograficamente il paese più adatto per emigrare: infatti, il nostro paese si trova si centro del Mediterraneo ed è quindi facilmente raggiungibile da ogni parte del mediterraneo.
In Italia arrivano persone di tutte le età e di provenienza solitamente africana o balcanica, in pratica persone che fuggono da paesi perlopiù in guerra o talmente poveri da esser costretti a fuggire appunto. Queste persone, abituate a modi di vita estremamente differenti dalla loro, molte volte si sentono smarriti, non riescono ad integrarsi completamente. Le persone che vengono qua, sono guidate perlopiù dall’istinto di riunificazione familiare: infatti la maggior parte di loro ha parenti da raggiungere o amici. Altri invece formano vere e proprie comunità le quali aiutano i connazionali ad integrarsi nel tessuto sociale. Altri hanno dei veri e propri monopoli sul commercio:per esempio sul mercato delle collaborazioni domestiche. Questo sistema non sempre funziona: la maggior parte di loro ha un diploma, sono ben istruiti, conoscono molte lingue, ma non sono indicati a certi lavori, a volte addirittura negati. Altri vengono qua a laurearsi perchè per loro è importante avere una buona laurea, poiché è un buon biglietto da visita.
Il momento d’arrivo in Italia coincide quasi sempre con il passaggio di queste persone dal mondo giovanile al mondo degli adulti, ma il trauma, se si può definire tale, di cambiare stile di vita in questo particolare momento della loro vita può minare il delicato equilibrio e fa si che queste persone non crescano mai, e si ritrovano poi in questura o in prigione per le bravate commesse.
Una cattiva pubblicità viene fatta da una delle conseguenze negative dell’immigrazione: la malavita. Alcuni di loro formano vere e proprie organizzazioni criminali, come le bande delle villette che flagellano l’Italia settentrionale o la mafia albanese dedita al traffico di schiavi dall’Est Europa e alla prostituzione. Proprio la prostituzione viene vista come l’ultima risorsa per le immigrate: per fortuna sono poche quelle disposte a spogliarsi della loro dignità per la bella vita..
L’immigrazione è un fenomeno destinato a crescere e con essa le espressioni di razzismo.
L’Italia è diventata punto di riferimento per il mediterraneo quindi dobbiamo abbandonare ogni pregiudizio e accettare queste persone senza più distinzioni razziali.